CineForum Capannine - VALZER CON BASHIR
Titolo originale Waltz With Bashir. Drammatico, durata 87 min. - Israele, Germania, Francia 2008
Un'animazione scarna ma efficace racconta la guerra in Libano e un passato rimosso
Giancarlo Zappoli
Una notte, in un bar, un amico confessa al regista israeliano Ari
Folman un suo incubo ricorrente: sogna di essere inseguito da 26 cani
inferociti. Ha la certezza del numero perchè, quando l'esercito
israeliano occupava una parte del Libano, a lui, evidentemente ritroso
nell'uccidere gli esseri umani, era stato assegnato il compito di
uccidere i cani che di notte segnalavano abbaiando l'arrivo dei
soldati. I cani eliminati erano giustappunto 26. In quel momento Folman
si accorge di avere rimosso praticamente tutto quanto accaduto durante
quei mesi che condussero al massacro portato a termine dalle Falangi
cristiano-maronite nei campi di Sabra e Chatila. Decide allora di
intervistare dei compagni d'armi dell'epoca per cercare di ricostruire
una memoria che ognuno di essi conserva solo in parte cercando di farla
divenire patrimonio condiviso.
Folman, regista e sceneggiatore di qualità (è, tra l'altro, uno degli
sceneggiatori di In Treatment, serie televisiva di grande successo in
Israele adattata da Rodrigo Garcia per il canale dell'HBO) affronta con
coraggio uno dei nervi scoperti della storia recente della democrazia
israeliana. Non è però interessato a distribuire patenti di
colpevolezza senza prove (sono note le accuse all'allora Ministro della
Difesa Ariel Sharon considerato responsabile del fatto di aver saputo e
taciuto, se non addirittura favorito).
Folman scava più a fondo utilizzando un metodo che sta progressivamente
trovando una sua consistenza nel mondo della comunicazione. Decide cioè
che inanellare le interviste porterebbe a realizzare un documentario
rivolto a un pubblico di nicchia. Racconta allora utilizzando
un'animazione scarna ma efficace che riesce a restituire il work in
progress di un rimosso che da forme fantastiche o mitiche (esplicita la
citazione di Apocalypse Now) passa a focalizzare una realtà orrenda
che, proprio perchè tale, era stata espunta dal ricordo del singolo e
della collettività. Non è un caso che il primo amico a cui Folman si
rivolge dopo aver avuto l'idea sia un analista. La scelta di questo
tipo di terapeuta rivela una particolare attenzione dell'autore alla
materia ma anche quella che egli sente come una necessità per tutto il
suo popolo: una sorta di seduta collettiva che aiuti a fare chiarezza
innanzitutto in se stessi.
Questo film costituisce una riprova (semmai ce ne fosse ancora bisogno)
che la demonizzazione tout court di Israele è del tutto miope. Se
davvero si vuole dare un contributo internazionale alla soluzione del
conflitto israelo-palestinese è proprio sostenendo chi, come
l'israeliano Folman, incentiva il recupero di una memoria scomoda che
si potranno ottenere piccoli ma significativi risultati.